C’è un momento nella carriera di ogni professionista in cui ci si ferma e si pensa: “Ma è davvero questo quello che volevo fare?”
Sono certo che nel 2025 sia successo a TUTTI noi.
Magari è la quinta richiesta della settimana per un lavoro “con qualità AI ma a metà prezzo”.
Magari è quel cliente che insiste di nuovo con il classico “non ci vorrà più di un’ora”, oppure che manda 5 frasi evidenziate da tradurre… su un documento di 24 pagine (e chi ci paga il tempo passato a scorrere?).
Magari è l’ennesima scadenza impossibile.
È in quei momenti che il cinismo si insinua.
Ma dopo oltre vent’anni in questo settore (sì, è per questo che nel mio profilo c’è scritto “con esperienza”), e dopo aver visto l’industria capovolgersi decine di volte tra rivoluzioni MT, nuovi strumenti e la continua rincorsa al “più con meno”, ho capito una cosa:
Il miglior antidoto al cinismo non è uno strumento più potente, un budget più ricco o una vacanza più lunga. È il mentoring. È l’insegnamento. È aiutare qualcun altro a crescere.
Il cinismo cresce quando si perde il senso
Il lavoro linguistico è meraviglioso. Unisce le persone attraverso le parole, plasma la cultura, crea comprensione. Ma tra il “che bello” e la “richiesta urgente e gratuita di modifica”, il senso spesso si perde per strada.
E quando svanisce il senso, tutto inizia a sembrare solo una transazione, le persone diventano risorse, e il cinismo prende forza.
Insegnare, fermarsi a spiegare perché una cosa è importante, inverte subito questo processo. Fare mentoring ci riconnette al perché.
Il mentoring ci riconnette agli altri
Il cinismo è solitudine.
Ci rende sospettosi, sulla difensiva, sarcastici. Ci fa perdere la speranza.
Quando insegno in università o seguo qualcuno come mentore, devo essere presente: ascoltare, adattarmi, restare umano. Ascolto paure, speranze, ambizioni. Vedo l’entusiasmo di chi inizia a immaginarsi un posto in questo settore bellissimo.
In un mondo che continua a ripetere “l’AI ti sostituirà”, il mentoring riporta le persone al centro. Costruisce fiducia. Ricorda che dietro ogni progetto ci sono esseri umani che danno il meglio.
E non so voi, ma per me è difficile restare cinico quando uno studente ti ringrazia per quello che hai condiviso.
Insegnare tiene viva la curiosità
L’industria della localizzazione si muove in fretta. Possiamo continuare a imparare… oppure diventare quelli del “ai miei tempi” o “si è sempre fatto così”.
Insegnare mi costringe a restare sveglio.
Se voglio spiegare il post-editing, l’MT, l’AI o l’ottimizzazione dei flussi di lavoro, devo capirli a fondo, mettere in discussione le mie abitudini. Il cinismo odia la curiosità.
Tante volte ho ritrovato la mia scintilla proprio mentre preparavo una sessione di formazione.
Fare mentoring dà un futuro al settore
Diciamocelo: questo mercato si comporta come se il talento fosse sostituibile. Spoiler: non lo è.
I professionisti competenti non appaiono magicamente sul mercato con skill perfette, tariffe perfette, resilienza perfetta. Qualcuno deve investire in loro.
Ogni volta che spieghiamo i nuovi ruoli di cui il settore ha bisogno…
Ogni volta che un PM affianca un nuovo arrivato…
Ogni volta che un leader dà spazio ai giovani per provare, sbagliare, riprovare…
…il nostro settore diventa un po’ più promettente.
Senza mentoring, vincono i cinici. Con il mentoring, l’industria sopravvive.
Chiaro: il mentoring non è tutto unicorni e arcobaleni appena localizzati. Richiede tempo, proprio quando ti sembra di non averne. Richiede vulnerabilità, perché non hai tutte le risposte.
E certi giorni, il cinico dentro di te ti sussurra: “Chi te lo fa fare? Tanto molleranno tra sei mesi.”
E a volte, succede davvero.
Ma quei momenti in cui non succede, o in cui sbocciano, qualsiasi cosa scelgano di fare, quando fanno un passo avanti, quando diventano tuoi colleghi, tuoi pari, i tuoi successori… sono i momenti in cui ricordi esattamente perché sei rimasto.
Costruire una cultura che combatte il cinismo
A Creative Words, ho cercato di creare un’azienda in cui il mentoring non fosse un’attività extra. Fa parte della nostra crescita: insieme, non da soli.
Continuo a insegnare nelle università. Continuiamo a inserire nuovi talenti. Continuo a sedermi in riunioni (e Zoom) dove chiedo: “Come posso aiutarti?” Perché il giorno in cui smetto di imparare con gli altri è il giorno in cui rischio di diventare il tipo cinico che non voglio essere.
Se il tuo lavoro ha iniziato ad avere un retrogusto amaro, o se in questo momento un lavoro non ce l’hai, prova ad aiutare qualcuno che sta iniziando a trovare le parole per descriverlo. Lascia che il loro entusiasmo ti ricordi che quello che facciamo ha valore.
Fai da mentore. Insegna qualcosa.
L’energia che condividi ti tornerà indietro in modi inaspettati.